“Un tempo, al mendicante cui si era appena negata l'elemosina si raccomandava ipocritamente di “avere pazienza”. Credo che, nella pratica, consigliare a qualcuno di avere speranza non è poi così diverso dal consigliargli di avere pazienza.
È normale sentire dire da politici appena eletti che l'impazienza è controrivoluzionaria. Forse lo sarà, ma io sono incline a pensare che, al contrario, molte rivoluzioni si sono perse per eccesso di pazienza. Ovviamente, non ho nulla di personale contro la speranza, ma preferisco l'impazienza. È ormai tempo che essa si noti nel mondo perché qualcosa apprendano coloro che preferiscono che ci nutriamo di speranze.”
“ Fortunatamente ci sono parole per tutto. Fortunatamente ne esistono alcune che non dimenticano di raccomandarci che chi dà deve dare con entrambe le mani perché in nessuna delle due rimanga quel che dovrebbe appartenere ad altre. Come la bontà non ha da vergognarsi di essere bontà, anche la giustizia non dovrà dimenticare di essere, innanzitutto, restituzione, restituzione di diritti. Tutti, a cominciare dal diritto elementare di vivere degnamente.
Se mi dicessero di disporre in ordine di precedenza la carità, la giustizia e la bontà, metterei al primo posto la bontà, al secondo la giustizia e al terzo la carità. Perché la bontà, da sola, già dispensa la giustizia e la carità, perché la giustizia giusta già contiene in sé sufficiente carità.
La carità è ciò che resta quando non c'è bontà né giustizia.”

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