venerdì 8 aprile 2011

RITORNO DALL'URSS di André Gide


“ [..] così può, credo sia un errore aspettarsi e sperare che soltanto dalle circostanze sociali differenti possa venire un mutamento profondo della natura umana. È importante, intendiamoci, è già sufficiente che questo mutamento esse lo consentano; ed è molto. Ma non potranno mai esserne l'origine. Perché niente si ha qui di meccanico, e in mancanza di una riforma interiore dell'individuo vediamo riformarsi la società borghese, il “vecchio uomo” ricomparire e prosperare di nuovo.
Fin tanto che l'uomo è represso e la violenza delle iniquità sociali lo tiene prostrato, si è in diritto di sperare cose grandi dalla forza inesplosa che gli porta in sé. Proprio come ci si aspetta spesso meraviglie dai bambini i quali, poi, diverranno degli adulti comuni. Si ha spesso questa illusione: che il popolo sia composto di uomini migliori del resto dell'umanità menzognera. Io credo semplicemente che esso sia meno viziato, ma che il denaro lo guasterebbe al pari degli altri uomini. E si guardi che cosa accade in URSS: questa nuova borghesia che si viene formando ha tutti i difetti della nostra. È appena uscita dalla miseria e già disprezza i miseri. Avida di tutti i beni di cui è stata a lungo privata, sa come bisogna procedere per acquisirli e conservarli. - Sono proprio questi gli uomini che hanno fatto la Rivoluzione? No, questi sono quelli che ne approfittano - , scrivevo nel “Ritorno dall'Urss”. Hanno un bell'essere iscritti al partito; essi non hanno più nel cuore niente di comunista.”


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