“ A chiarire definitivamente che non si può chiamare peccato il desiderio di fare ciò che è lecito, ma piuttosto il consenso a tale desiderio. […] se il piacere del desiderato o realizzato fosse peccato, lo sarebbe sempre, per la regola della definizione: peccherebbero i coniugi come gli amanti clandestini, peccherebbe chi mangia con gusto i frutti del proprio giardino […] Dio stesso, creatore dei cibi e dei corpi, non sarebbe immune da colpe se avesse posto in noi quel piacere che costringerebbe gli uomini a peccare […] come si può pensare che Dio abbia creato quei frutti affinché noi li mangiamo, che in noi stessi abbia posto il desiderio e quindi la fame se non ci fosse possibile mangiarli senza commettere peccato? […] Si può far peccato mediante qualcosa che ci è concessa da Dio?”
“ Chiunque ama la propria carica deve mantenere un comportamento quanto mai umile, poiché chi si allontana dall’umiltà appesantito dall’orgoglio, decade dalla sua dignità […] i sovrani cadono per la loro superbia.”
“ Come l’anima ha il dominio sul corpo così quello che Plutarco chiama ministri della religione hanno la guida dell’intero corpo statale: Augusto era tanto sottomesso al potere dei sacri pontefici che volendo sottrarvisi si fece nominare lui stesso pontefice massimo.”
“ […] la moderazione è la struttura formale della virtù. Giovanni si spinge a notare che “ogni esagerato entusiasmo è nemico della salute (dell’anima) e ogni eccesso conduce al peccato” : non vi è nulla di peggio che una spropositata pratica delle buone opere.”
“ in un ambito maggiore, lo Stato, ci sarà forse più giustizia che nell’individuo e la si vedrà più facilmente.”
“ Da qui si passa ad un’altra valenza della metafora: ognuno sulla scena del mondo si sdoppi e “dimentico di sé recita la parte di un altro” e ancora più innanzi “è attore e spettatore insieme”. Ecco un’altra drammatica conseguenza: l’uomo non sa più ritornare alla realtà quando è necessario.”
“ Nettare e ambrosia si devono chiedere agli dei: il divino nutrimento non si trova fra gli uomini.”
“ C’è, invece, nello svolgersi degli infiniti mondi una fluidità, un cambiare di tono, come in una recita da sera a sera. La volontà (iniziale?) del singolo, introduce in qualche modo una direzione alla sequenza, proprio come al teatro l’attore nella recita della sera dopo la prima può variare il suo stile da lacrimoso a tragico, da patetico a drammatico, e imprimere così a tutta l’azione sul palcoscenico una serie di piccoli cambiamenti che possono diventare alla fine un grande mutamento, scatenando una valanga con variazioni inizialmente impercettibili.”
“ La nostra filosofia sembra aver privilegiato, di fronte al problema della comprensione del mondo, uno dei corni possibili dell’alternativa, la leggibilità e quindi la giustificazione delle leggi di questo mondo, più che l’immaginazione di un altro mondo e di un altro ordine.”

Nessun commento:
Posta un commento