“ Ma col viso una buona volta rialzato ti affiancherai invano sulla tua favola. Fino a che alla fine tu non senza come stiano cominciando a finire le parole… e quanto meglio a conti fatti la fatica persa e il silenzio.. e tu come sei sempre stato..solo.”
“ La subitaneità del tutto! Lei rigida senza l’arrestarsi. In marcia senza il mettersi in moto. In andata senza l’andarsene. Senza il tornare tornata.. e niente l’ha mossa.”
“ M fino a ora come segue. Sul dorso in un luogo buio dalla forma e dalle dimensioni ancora da escogitare. Sentendo a intermittenza una voce di cui non è certo se rivolta a lui o a un altro che condivida la sua situazione. Nulla essendoci che dimostri quando essa gli descrive correttamente la sua situazione che tale descrizione non sia a beneficio di un altro nella stessa situazione. Vago turbamento al vago pensiero di origliare magari una confidenza quando per esempio sente, Tu sei sul dorso del buio. Dubbi gradualmente dissolti nella misura in cui la voce piuttosto che disperdersi qua e là si stringe a lui. Quando essa smette nessun altro suono se non il respiro. Quando smette abbastanza a lungo vaga speranza che sia giunta allo stremo.
Attività mentale di basso livello. Rari guizzi di intelligenza di nessuna utilità. Speranza e disperazione e roba simile a mala pena percepite. Nessuna chiarezza su come si determinò l’attuale situazione. Nessun allora a là da comparare all’ora e qua. Solo le palpebre si muovono. Quando come sollievo al buio eterno e interno rispettivamente si chiudono e si aprono. Possibile non disperare di altri piccoli movimenti locali nei limiti comunque della moderazione. Ma finora nessun miglioramento ottenuto con mezzucci del genere. Né su un livello più elevato con qualche contributo della compagnia tipo un prolungato modo di tristezza o desiderio o rimorso o curiosità o rabbia e via così. Né con qualche atto di intellezione coronato dal successo quale sarebbe per lui riferendosi a se stesso pensare di sé, dal momento che non è in grado di pensare la smetterà di tentare.
Resta qualcosa da aggiungere a questo schizzo?
La sua innominabilità.”

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