lunedì 11 aprile 2011

PER L’ALTO MARE APERTO di Eugenio Scalfari




“Credo di aver cominciato ad annoiarmi già nel ventre di mia madre.”

“ il suo male è stato quello della sua generazione, una malattia morale che ha segnato per una cinquantina d’anni trovando un fittizio sollievo negli ideali dell’infinito.”

“ Si racconta che un giorno la Rècamier, che aveva un suo salotto ben frequentato, gli preannunciò una domanda alla quale chiedeva che egli rispondesse con un si o con un no.
-          Va bene, - disse lui, - sentiamo la domanda. –
-          innalzereste un tempio ad uno degli dei olimpici, quello che secondo voi è più capace di suscitare venerazione, culto e sacrifici in suo onore? –
Chateaubriand non era uomo da rispondere con un monosillabo ad una domanda che nella sua apparente semplicità sollevava problemi molto complicati. Così, si racconta, cominciò la sua risposta delimitando la cerchia degli dei che sentiva in qualche modo vivere nel suo cuore: Eros, Apollo, Hermes, Dionisio, Atena, Maia.
-          Allora sei templi? – domandò la Rècamier.
-          No, mia cara, nessun tempio. La religione olimpica è morta come tante altre che l’hanno preceduta e non c’è forza al mondo che possa restaurarla. Anche gli dei muoiono insieme ai regni e alle civiltà che li hanno adorati. Ma forse un tempio segreto potrei aprirlo per uno di loro. –
-          Credo di indovinare. Lo aprireste per Eros- - Vi sbagliate. Eros ha un tale potere nelle nostre più intime fibre che sarebbe addirittura sacrilego venerarlo. Infatti non è mai esistito un tempio a lui consacrato né ha mai avuto un seggio nell’Olimpo. Eros viene prima di tutti, fa parte del mondo e di ciascuno di noi. –
-          Ma chi allora? –
-          Atena. È la dea dell’intelligenza e non appartiene a un popolo e ad una civiltà, ma a tutte.-
-          Dunque un tempio segreto nel vostro cuore per Atena dagli occhi cerulei, come la definiva il poeta dell’Odissea? –
-          Si mia cara, è così. L’intelligenza che viaggia nel mondo sempre in lotta con la stupidità. Un viaggio difficile, contrastato, un viaggio per spiriti liberi, fedeli ai loro ideali a costo della vita stessa. –
-          Sapete? – disse la Rècamier – state facendo il vostro ritratto. –
-          Si, - concluse lui – lo penso anch’io.-“

“ Chi pensa la verità non può essere sano: deve essere malato. Non malato nello spirito, malato psicologicamente,  malato fisiologicamente, deve avere una febbre, un dolore, la sofferenza di un qualche organo, d’una qualche regione del corpo.”

“ Si può presumere che uno “spirito libero” abbia avuto il suo evento decisivo in una grande separazione e che egli sia stato prima uno spirito tanto più legato e sia apparso tanto più incatenato per sempre alla sua colonna nel suo angolo. Cos’è che lega più saldamente? Quali lacci sono quasi impossibili da spezzare? Per quegli uomini di specie alta ed eletta saranno i doveri: quel rispetto che è proprio della gioventù, quella soggezione e delicatezza di fronte a tutto ciò che è degno e venerato dell’antichità, quella riconoscenza per il suolo sul quale crebbero, per la mano che li guidò, per il santuario dove impararono a pregare, i loro stessi più elevati moniti li legheranno nel modo più saldo, li obbligheranno nel modo più durevole.”

“ si tratta di affidare all’ io il compito di smantellare l’io senza tuttavia dimenticarsi di sé: la vita taglia nella propria carne; nel suo patire essa accresce il proprio sapere. Voi dello spirito conoscete solo le scintille, ma non avete occhi per l’incudine che è lo spirito e nemmeno la crudeltà del maglio.”

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